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FAQ

Si chiede se il patrocinio legale in favore di dipendenti e amministratori sia da ritenersi compreso nelle fattispecie previste dalla legge 136/2010. A tal riguardo si precisa che in taluni casi tale patrocinio viene reso da avvocati del libero foro, nominati dal dipendente previo gradimento dell’Amministrazione regionale, che provvede al pagamento degli onorari.

Riterrei che, nei casi in cui il patrocinio sia reso da Avvocati dipendenti della Regione, la detta fattispecie non debba essere assoggettata alla normativa sulla tracciabilità in ragione del fatto che l’attività difensiva svolta dall’Avvocatura regionale (come di qualsiasi altro ufficio interno preposto alla difesa in giudizio dell’amministrazione di appartenenza) non è regolata da un contratto di appalto di servizi, ma è riconducibile al rapporto di lavoro che corre tra l’amministrazione e il dipendente munito della abilitazione al patrocinio legale. Riterrei sottratta alla legge anche la diversa ipotesi della difesa svolta da avvocati del libero foro, pagati peraltro dalla Regione, dal momento che, in tal caso, l’incarico professionale corre unicamente tra l’amministratore o il dipendente e l’avvocato nominato, limitandosi la Regione ad accollarsi l’obbligazione dei primi verso l’avvocato stesso. Tale accollo rientra tra le prestazioni accessorie riconducibili al rapporto organico tra regione e amministratore o di impiego e sembra quindi per tale motivo completamente estraneo all’ambito di applicazione della legge.

In merito alle risultanze emerse dalla giornata formativa relativamente all’ambito di applicazione della L.136/2010 e del D.L. 187/2010 dubbi permangono riguardo alla concessione di provvidenze pubbliche (cofinanziamenti comunitari, nazionali e regionali) che scaturiscono da bandi di evidenza pubblica emessi in applicazione di misure di sviluppo rurale (Nel caso specifico Piani di Sviluppo Rurale in Agricoltura ).

Il tenore delle norme sulla tracciabilità lascia spazio a notevoli dubbi interpretativi, soprattutto per quanto attiene ai finanziamenti pubblici. Allo stato sembra prevalere la tesi secondo cui i finanziamenti soggetti all’applicazione della legge siano solo quelli “interessati ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici” (cfr. art.3, comma 1, legge n.136/2010) ossia quelli diretti a “privati (….) che stipulano appalti per la realizzazione dell’oggetto del finanziamento indipendentemente dall’importo (cfr. determinazione AVCP n. 8 del 18 novembre 2010). Pertanto, ove il finanziamento sia funzionale alla realizzazione dell’oggetto di un contratto di appalto ed anche ove non via sia coincidenza tra amministrazione appaltante e amministrazione che eroga il finanziamento, questo va “tracciato”. Al contrario, tutti gli altri finanziamenti pubblici che non siano collegati o collegabili ad appalti pubblici restano estranei all’ambito di applicazione della legge n.136.

Con riferimento ad una cassa economale gestita da un dipendete di una ATER, si chiede se l'Azienda è obbligata a costituire tale fondo con bonifico bancario su un conto dedicato intestato all'economo; si chiede altresì se l'economo possa prelevare da tale conto e con quali modalità per fare fronte alle piccole spese d'ufficio.

La costituzione del fondo economale rappresenta un flusso finanziario interno all’amministrazione pubblica e come tale non sembra soggetto all’applicazione della legge. Peraltro, ove si ravvisasse una assimilabilità tra il fondo economale e il fondo cassa di cui all’art. 3, comma 3, ultima parte, anche il fondo economale dovrebbe essere costituito con bonifico bancario. Quanto alle spese effettuate attingendo al detto fondo, si ritiene che le stesse vadano soggette al regime del combinato disposto dei comma 1,2,e 3 dell’art.3 e che, pertanto, ove si tratti di pagamenti di servizi pubblici resi dai relativi gestori (ivi compresi, ad esempio, anche i pedaggi autostradali) possa essere fatto uso del contante; ove si tratti di altre spese minute riconducibili alla figura delle “spese giornaliere” di importo unitario inferiore o uguale a € 1.500,00, possa farsi uso di strumenti diversi dal bonifico (compresi assegni, carte di credito e di debito) fermo restando il divieto di uso del contante (contra cfr. AVCP determinazione n. 10/2010, § 2.3, che ritiene anche in tali casi ammesso l’uso del contante); in tutti gli altri casi si renderà applicabile il più severo regime ordinario previsto dal comma 1.

Si chiedono chiarimenti in ordine alle modalità di pagamento dei premi relativi alle polizze per la copertura dei fabbricati gestiti.

In ordine al pagamento di premi assicurativi in favore di assicurazioni private, anche se obbligatorie (RC auto), si ritiene che gli stessi debbano soggiacere alla normativa sulla tracciabilità, dal momento che il contratto di assicurazione rientra a pieno titolo nel novero degli appalti di servizi di cui all’allegato II al d.lgs. n.163/2006 e s.m.i..

Si chiedono chiarimenti in ordine a contratti aventi ad oggetto servizi di formazione nonché ai subcontratti che il prestatore di detti servizi concluda con docenti esterni per la fornitura in concreto dei detti servizi.

La questione presenta profili problematici, posto che il comma 1 dell'art 3 della L. 136/2010 riconduce alla disciplina della tracciabilità esclusivamente i contratti di appalto, mentre il successivo comma 2 sembra riconoscere rilevanza ai fini dell'applicabilità della normativa sulla tracciabilità anche ad altre tipologie contrattuali quali la prestazione di opera professionale (cfr. l’uso del termine “consulenti”) . Pertanto, premesso che il contratto avente ad oggetto servizi di formazione è senz’altro riconducibile alla tipologia dell’appalto di servizi ex allegato II al d.lgs. n.163/2006 e s.m.i., resta da capire se il contratto “a valle” tra il prestatore di servizi ed il professionista incaricato della docenza sia riconducibile ad un subcontratto derivato dal primo, come tale assoggettabile senza eccezioni alle normativa sulla tracciabilità, ovvero se, come ritenuto dalla AVCP con determinazione n. 10 del 2010, esso sia riconducibile alle fattispecie di cui al comma 2 (in base ad una assimilazione tra il docente ed il “consulente” di cui fa menzione il comma 2); se così fosse detti docenti potrebbero essere pagati dalla società di servizi incaricata del corso di formazione con le modalità semplificate di cui al comma 2, ossia omettendo di indicare il CIG e/o il CUP nell’ordinativo di bonifico (cfr. determinazione n.10, § 2.1.). L’interpretazione è abbastanza opinabile, atteso che il comma 2 sembra riferito unicamente ai consulenti che svolgono attività riconducibili alle spese generali (commercialisti, consulenti del lavoro) e non a tutti indistintamente i contratti di consulenza.

Per i pagamenti a ditte fornitrici di beni e servizi residenti in Stati membri della CE, nel caso specifico il BELGIO (ove, com’è noto, l’Amm.ne Regionale ha una propria sede nella capitale BRUXELLES), la normativa sulla tracciabilità dei flussi di cui alla legge n.136/2010 (codice CIG e numero di c/c bancario o postale) va applicata ?

E’ noto che la normativa sulla tracciabilità si muove su due piani: il primo identificabile con la stipula dei contratti d’appalto e dei contratti da essi derivati; il secondo con il pagamento delle spettanze dovute ad appaltatori e subappaltatori. Con riferimento al primo dei detti piani, quello della stipula dei contratti, si ritiene che le Amministrazioni pubbliche di diritto italiano debbano obbligatoriamente inserire le clausole sulla tracciabilità indipendentemente dalla nazionalità della controparte contrattuale, la quale quindi assumerà i relativi obblighi in via convenzionale, ivi compreso quello di riversare le dette clausole nei contratti con i suoi subappaltatori. Quanto al momento del pagamento, ove esso sia disposto dalla P.A. italiana, lo stesso dovrà essere effettuato nel pieno rispetto della normativa sulla tracciabilità, anche se il beneficiario è un soggetto straniero. Anche il pagamento disposto dallo straniero in favore del suo subappaltatore, sempre straniero, dovrà essere assoggettato, grazie alla clausola inserita nel contratto di appalto, alle norme sulla tracciablità, il che determina la sicura rilevanza come inadempimento contrattuale di tutele inosservanze delle stesse, che potrà generare la risoluzione del contratto d’appalto ad opera della pubblica amministrazione. Quanto al profilo dell’illecito amministrativo, si ritiene che l’amministrazione assolva ai propri doveri nel momento in cui comunica alla Prefettura competente eventuali infrazioni commesse da soggetti esteri; resterà poi demandata alla Prefettura la valutazione circa la possibilità di avviare un procedimento di accertamento di violazioni amministrative in capo a soggetti esteri.

Premesso che i Confidi sono soggetti di diritto privato (Consorzi con attività esterna, società cooperative, società consortili per azioni, a responsabilità limitata o cooperative) che utilizzano le risorse provenienti in tutto o in parte dalla imprese consorziate o socie per la prestazione di garanzie volta a favorire il finanziamento da parte delle banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario in favore delle stesse imprese (art. 13 del D.L. 269/03, convertito in legge con modificazioni dall’art. 1 della legge 326/2003) e che la Legge regionale 2 agosto 2010, n. 37 prevede due tipologie di contributi, ovvero contributi in conto interessi e per integrazione dei fondi rischi, si chiede di conoscere se i contributi pubblici in favore dei Confidi siano soggetti agli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari e se pertanto sia necessario acquisire l’attestazione di un conto corrente dedicato, che specifichi i soggetti che sono delegati ad operare sul conto stesso.

Si ribadisce che i finanziamenti soggetti all’applicazione della legge siano solo quelli “interessati ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici” (cfr. art.3, comma 1, legge n.136/2010) ossia quelli diretti a “privati (….) che stipulano appalti per la realizzazione dell’oggetto del finanziamento indipendentemente dall’importo (cfr. determinazione AVCP n. 8 del 18 novembre 2010). Pertanto, ove il finanziamento, quale che ne sia la forma e quale che sia la tipologia del beneficiario, sia funzionale alla realizzazione dell’oggetto di un contratto di appalto definibile come “pubblico” ed anche ove non via sia coincidenza tra amministrazione appaltante e amministrazione che eroga il finanziamento, questo va “tracciato”. Al contrario, tutti gli altri finanziamenti pubblici che non siano collegati o collegabili ad appalti pubblici restano estranei all’ambito di applicazione della legge n.136. Peraltro, in via prudenziale, potrebbe sostenersi che i finanziamenti non destinati a finanziare appalti pubblici, benché non soggetti all’applicazione integrale della legge, vadano comunque assoggettati all’obbligo di transitare attraverso il circuito bancario o postale, in forza di quanto previsto dal comma 1 dell’art.6 della legge, che sanziona il mancato utilizzo di banche o Poste per tutte “le erogazioni e concessioni di provvidenze pubbliche” senza ulteriore specificazione.

Si chiede di conoscere se i finanziamenti in favore di enti ecclesiastici siano soggetti alle norme sulla tracciabilità.

Gli enti ecclesiastici costituiti o approvati dall’autorità ecclesiastica, aventi sede in Italia, i quali abbiano fine di religione o di culto, possono essere riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili con decreto del Ministro dell´Interno a seguito di una istruttoria amministrativa che compete alle Prefetture-Uffici Territoriali del Governo. La procedura di riconoscimento giuridico è stata semplificata a seguito della legge 127/97 (“Bassanini 2”) che, all´art. 17 comma 26, ha abrogato ogni disposizione che preveda l’acquisizione del parere del Consiglio di Stato in via obbligatoria. La Santa Sede ha ritenuto di aderire al disegno di semplificazione della procedura. Pertanto gli enti ecclesiastici sono estranei al “perimetro” soggettivo delle pubbliche amministrazioni e, quando si rendano destinatari di finanziamenti pubblici, si collocano tra i soggetti in astratto tenuti all’osservanza delle norme sulla tracciabilità. Peraltro, occorre considerare che il finanziamento, per essere soggetto a tracciabilità, deve essere funzionale alla realizzazione dell’oggetto dell’appalto concluso dall’ente ecclesiastico, che può definirsi “pubblico” solo quando assuma le caratteristiche, gli oggetti e l’importo minimo di cui all’art. 32, comma 1, lett. d) del d.l.gs n.163/2006 e s.m.i.

Si chiede di chiarire l’applicazione della legge 136/2010 relativamente a spese di questo tipo: - manutenzione auto di servizio assegnate alla direzione - acquisto timbri ed altro presso una rivendita al dettaglio - servizi di riparazione fotocopiatrice.

In linea generale il modesto importo delle spese indicate non basta per sottrarle alla disciplina dettata dal comma 1 dell’art.3 della legge n.136/2010; occorre verificare se le stesse possano rientrare nelle spese giornaliere di cui al comma 3 dello stesso articolo 3; nel qual caso, ove di importo, singolarmente considerato, inferiore ad € 1.500,00, le dette spese potranno essere effettuate anche con strumenti diversi dal bonifico, fermo restando il divieto dell’uso del contante e salvo l’obbligo di documentazione della spesa. La nozione di spese giornaliere non è definita dalla norma; peraltro deve ritenersi che per spese giornaliere debbano intendersi le spese relative a bisogni minuti ma tendenzialmente non programmabili o non ricorrenti. Pertanto, mentre l’acquisto di timbri sembra poter rientrare nella detta categoria di spese, in quanto relativo ad un bisogno occasionale o comunque non ricorrente, le altre spese attengono a bisogni ricorrenti dell’amministrazione e anche agevolmente programmabili e quindi si ritiene che debbano andare soggette al comma 1 dell’art.3.

Si chiede di conoscere l’applicabilità delle norme sulla tracciabilità ai trasferimenti di denaro tra la Regione e gli enti locali ovvero altri enti pubblici.

La Determinazione n. 10/2010 dell’AVCP precisa che deve ritenersi escluso dell’ambito di applicazione della tracciabilità il trasferimento di fondi da parte delle amministrazioni dello Stato in favore di soggetti pubblici (anche in forma societaria) per la copertura di costi relativi all’attività espletate in funzione del ruolo istituzionale da essi ricoperto ex lege, anche perché tale trasferimento di fondi è comunque tracciato. Sembra dunque fuor di dubbio che la legge si applichi a rapporti tra un soggetto pubblico ed un soggetto formalmente e sostanzialmente privato, restandovi invece elusi i rapporti tra soggetti entrambi pubblici.

Si chiede di conoscere l’applicabilità delle norme sulla tracciabilità alle sovvenzioni europee che siano gestite e poi smistate dalla Regione a soggetti pubblici e privati, nell’ambito di progetti a partecipazione sia di soggetti pubblici che di soggetti privati.

Le risposte ai quesiti precedenti consentono di ribadire molto sinteticamente che, ove il progetto finanziato non abbia come scopo quello di realizzare l’oggetto di un appalto pubblico, i finanziamenti, quale che ne sia la natura e l’origine, sono estranei all’ambito applicativo della normativa sulla tracciabilità, salvo assoggettarli, in via prudenziale, al solo comma 1 dell’art. 6, che ne impone la gestione attraverso il circuito bancario o postale.