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Introduzione

Nell'immaginario collettivo l'infanzia è legata allo svago, al divertimento e soprattutto al gioco. Nel corso dei secoli sono cambiati i mezzi e gli strumenti per giocare ma la creatività e l'aspetto ludico sono rimasti intatti. Ci sono però dei giochi, che oggi purtroppo non si praticano più. Conservarli nella memoria significa mantenere viva una parte della nostra infanzia e consente di custodire per le generazioni future un ricco patrimonio antropologico. Giocare è sempre stata una ottima preparazione alla vita: Platone riteneva che i bambini in tenera età avessero bisogno di divertimenti e credeva anche nel valore educativo del gioco, utilissimo per la formazione del bambino, specialmente in quelle attività che privilegiavano il movimento fisico. Le origini del gioco e del giocattolo si perdono nella storia dell'uomo. Grazie a importantissimi rinvenimenti archeologici, alle preziose informazioni desunte dalle testimonianze degli autori classici e dalle fonti artistiche, possiamo affermare con certezza che le attività ludiche e i giocattoli dei bambini dell'antichità erano simili a quelli di oggi. È possibile pensare che già nelle caverne si giocasse con conchiglie e bastoni. Non così antico, ma comunque legato alle fasi della storia è il gioco dei birilli che sembra risalire al IV millennio a.C. Probabilmente già dal II millennio a.C. a Creta e a Cipro si praticavano invece i giochi da tavolo, mentre le prime bambole di legno e stoffa, o di terracotta dipinta, osso e avorio, fecero la loro comparsa già 3000 anni fa. Nel mondo greco i bambini giocavano al gioco della settimana, a palla, con il cerchio, con l'arco, con l'altalena, con la trottola e si cimentavano nella corsa, nella lotta e il tiro alla fune; le bambine invece, giocavano con le bambole. A Roma, i bambini giocavano a pari o dispari, a testa o croce, al tiro al bersaglio, a mosca-cieca, a nascondino, a girotondo, a birilli, a morra, allo schiaffo del soldato, e con la corda, la trottola, gli aquiloni, gli stragali, cavalcavano canne, costruivano casette con la sabbia, si divertivano con i carretti trainati da topi, si cimentavano nel tiro alla fune e praticavano molti giochi con le noci come il "ludus castellorum". Sia in Grecia che a Roma esistevano artigiani specializzati nella costruzione di giocattoli, come palle, trottole ed astragali. Le scoperte archeologiche hanno portato in evidenza che in tutte le civiltà antiche ricorrono costantemente alcuni tipi di giocattoli: tutti gli animali da trainare, sonagli o poppatoi, le trottole, preziosissimi rocchetti come lo yo - yo, carrettini a più ruote, cerchi, marionette e automi. Nel Medioevo i giocattoli e le bambole erano costruiti in casa con mezzi di fortuna e facilmente deperibili, entrambi i sessi giocavano indistintamente con la bambola o con la palla e il gioco era utilizzato per influenzare il destino e la posizione sociale dei bambini. In un dipinto di Pieter Brueghel del 1560 intitolato "Giochi di fanciulli", conservato presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna, sono rappresentati più di ottanta giochi in cui sono coinvolti grandi e piccoli di entrambi i sessi. Nel Rinascimento illustri pensatori affermarono sempre di più il ruolo educativo del gioco infantile. In questo periodo nacquero le prime fabbriche di bambole. Nel Seicento e Settecento si riteneva che il movimento e l'esercizio fisico fossero necessari per una crescita armoniosa del corpo dei fanciulli, per cui si giocava al salto della corda, a mosca-cieca, a nascondino, al gioco della bandiera, a rincorrersi e così via. Verso la seconda metà del XVIII secolo avvenne una maggiore espansione della fabbricazione dei giocattoli e incominciarono a fare la loro comparsa i giochi che derivavano dalle grandi invenzioni del secolo, come le lanterne magiche. Ebbe inizio la realizzazione delle prime bambole contenenti al loro interno congegni meccanici atti a far emettere loro brevi suoni o a compiere piccoli movimenti. Nella società ottocentesca si diffusero le prime industrie del giocattolo soprattutto in Germania, Inghilterra e Francia e dopo la seconda guerra mondiale, con la ricostruzione, lentamente cominciarono ad essere utilizzati nuovi materiali, come la celluloide e la plastica, per la fabbricazione dei giocattoli. Di certo oggi i bambini, non giocano più nelle strade polverose con tutti quelli oggetti che divertirono tanto i loro antenati e che senza ombra di dubbio potremmo definire "giochi ecologici". E' significativo che nel nostro dialetto il "giocare" si dica "le pazzià" e, di conseguenza, gli strumenti del gioco siano "pazziarèlle": è come voler sottolineare la stravaganza, l' anormalità dei gesti e delle parole dei bambini. Nella tradizione popolare Abruzzese si sono conservati i giochi ereditati dal passato, alcuni dei quali tramandati addirittura dal mondo romano: nel Museo Archeologico di Teramo sono esposte pedine di pietra normalmente usate nei giochi da tavolo; ad Amiternum, presso L'Aquila, alcune fossette scavate in una soglia testimoniano giochi semplici e divertenti quali quelli con le noci; un poppatoio di terracotta, in forma di galletto, che fungeva anche da sonaglino, è stato rinvenuto ad Ocriticum (Cansano -AQ) presso il deposito votivo del tempio italico. Spesso i sonagli, otre ad avere la funzione di gioco, fungevano anche da amuleti contro il malocchio. Dunque il gioco con le noci era molto diffuso: nel mondo romano si usava normalmente l'espressione "lasciare le noci" per indicare la fine dell'infanzia. In un poemetto, chiamato appunto "La Nux" (La noce), erroneamente attribuito ad Ovidio, si descrivono i giochi che con esse si potevano effettuare: uno dei più diffusi era quello detto "dei castelli", nel quale uno dei ragazzi cercava di gettare la sua noce sopra un gruppetto di altre tre noci radunate per terra. Vinceva chi riusciva a lanciarla sopra il mucchietto senza scomporre le altre, venendo così a formare una piccola piramide detta il "castello". Un altro gioco era quello della "fossetta", anticamente chiamato "tropa", gioco che consisteva nel centrare o la stretta bocca di un orcio o una buchetta scavata nel terreno, o nella pietra dei lastricati. Giochi come quello della "fossetta" si facevano quasi sempre con le noci, ma si potevano usare anche gli astragali. E' da sottolineare comunque il fatto che, essendo vietati i giochi d'azzardo, nell'antica Roma gli adulti non disdegnavano affatto i giochi per bambini che andavano via via assumendo valori educativi, politici e religiosi. Lo studioso Paolo Toschi, in Pagine Abruzzesi si occupò delle tracce del culto della Dea Angizia in un gioco infantile chiamato appunto a"ngizie, praticato dai bambini di Ortucchio nella Marsica. Esso veniva fatto per avere una protezione per sé stessi e per i propri familiari contro il temporale. Nella tradizione dell'Abruzzo contadino, presso le comunità agro-pastorali gli strumenti del gioco, i giocattoli, erano creazioni dei bambini: attrezzi semplici, costruiti con mezzi di fortuna, con materiali di scarto come coperchi, rocchetti di filo da cucito, cassette della frutta, manici si scopa, scatole di latta, cerchioni di biciclette, fili di ferro, corde, elastici, tappi e via dicendo. Giochi e relativi giocattoli questi, chiamati in modo diverso nei vari paesi d'Abruzzo, ma praticamente gli stessi nella forma e nella sostanza, che testimoniano l'abilità manuale e la creatività dei fanciulli delle passate generazioni. Loro stessi costruivano i giocattoli dei propri padri, avvalendosi del loro aiuto e talora apportando le modifiche che la fantasia o i nuovi materiali suggerivano. Spesso quei giocattoli erano miniaturizzazioni di oggetti tipici degli adulti: carriole, culle, fucili di legno, carretti, trenini e attrezzi da lavoro. Per divertirsi andavano bene anche aeroplanini, barchette, cavalli a dondolo, zufoli, girandole ad aria calda, fischietti con noccioli d'albicocca, bambole di pezza, fionde, cerbottane, carri con cuscinetti a sfera, fucili di legno, aquiloni con telai di canne, monopattini, carriarmati semoventi e cannoncini. Gli anziani raccontano che un tempo i bambini custodivano gelosamente un contenitore, una scatola dei tesori dove tenevano le cose più disparate: sassi, foglie essiccate, conchiglie, pezzetti di stoffa e così via. Tra i giochi di gruppo e di abilità uno dei più famosi era la "sdazzall" che veniva praticata, o con l'utilizzo di un pezzo di mattonella o di coppo, allo scopo di vincere il maggior numero di figurine. Una variante è lo "sbattamuro" o "battemure" (a battimuro), diversamente denominato a seconda delle località, in cui i giocatori un tempo utilizzavano piccole monete quali la "palanca", la moneta ape da 10 centesimi che aveva sul retto la effigie di Re Vittorio Emanuele III e sul verso un'ape che sugge nettare da un fiore e la scritta "c.10". Un altro gioco è il "santill" che prende il nome dal pezzo di mattone usato per giocare; questo veniva posto in posizione verticale con sopra delle monete: ogni giocatore con il suo pezzo di mattonella o coppo, la sdazzall, deve colpire il santill per vincere le monete cadute più vicine al suo pezzo di mattone. Gennaro Finamore, studioso di tradizioni popolari, nel suo scritto "Giuochi fanciulleschi" del 1883, elenca una serie di giocattoli del passato: lu scrizza-acque, lu scrizzatore, la raganella, la stricch' e ttracche, la mazzafronna, la cucuremmèlle, la joca e lu prèsele. Tra i giochi di abilità del passato descritti da Antonio De Nino nella sua opera "Usi e costumi abruzzesi" (1897) si ricordano: a zompa cappelli, a scanza barretta o a rota cappello, a ji cannucci, a cappelletto, a pedine, a fare tiritacch, a salta palmi, a dove si secca, a ciancarella, a mazzapuzella, a pestèine, a tocca colonna, a cummare setè, a mazzemarielle, a palla sterna, a palla, a casciocavallo, a mastro o mastruccio, a scaricabarili, a scagliozzi o a picogli, a mastrantonio, a il carrozziere. Negli anni '50 alcuni giochi tradizionali erano ancora praticati dai numerosi gruppi di bambini e ragazzi che animavano le vie dei paesi, le piazze, i cortili e le aie. Poi, con il passare del tempo sono scomparsi quasi completamente e continuano a sopravvivere nella memoria dei più nostalgici.
Giochi tradizionali

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