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Introduzione

L'Italia è stata per secoli meta di viaggi e di escursioni da parte di studiosi, letterati, scrittori, che dalle terre d'oltralpe, si recavano nel bel paese per arricchire le proprie esperienze. Viaggiare era sinonimo di conoscenza, di apertura verso nuove realtà, ma soprattutto tornare alle origini della grande civiltà occidentale. Per i colti viaggiatori europei, il viaggio nel meridione era quasi un percorso a ritroso nel tempo, ma spesso la realtà italiana era ben diversa da quella sognata. Dai loro resoconti, la cosiddetta letteratura odeporica, emergono infatti tratti di una profonda miseria e di una arretratezza sociale, che spingeva sovente i viaggiatori stessi a guardare questi popoli più con l'occhio dell'etnologo che con l'occhio del turista. Una curiosità particolare suscitavano infatti le tracce dei culti pagani e i riti conservati nelle tradizioni popolari. Se nel periodo del Grand Tour, il viaggio effettuato dai ricchi giovani dell'aristocrazia britannica a partire dal XVIII secolo e destinato a perfezionare la loro educazione con partenza ed arrivo in una medesima città, l'Abruzzo, terra poco nota e priva di bellezze artistiche del rinascimento e del barocco, rimase al di fuori dei grandi circuiti, con il Romanticismo cambiò in un certo senso il rapporto con la natura e di conseguenza si destarono nell'animo dei viaggiatori anche nuovi interessi storici e artistici, tra i quali la riscoperta del Medioevo. Questa nuova sensibilità portò a visitare gli Abruzzi, terra dai paesaggi magnifici ed orrendi al tempo stesso, terra di castelli arroccati su erti pendii e di abbazie romaniche. Di tali viaggi negli Abruzzi ci resta traccia nei resoconti, nelle lettere, nei documenti che gli eruditi "turisti" hanno lasciato e che, in tale contesto, si intende riproporre seguendo un ordine alfabetico degli autori e, per ogni scheda, un ordine cronologico nelle sezioni I Paesi, La Natura, Gli Uomini, Le Tradizioni.
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